Infezione in 8D.

Come sopravvivere al contagio delle vie uditive. 

Il successo o l’insuccesso nella vita di una persona o nella storia di un marchio, un prodotto o una nuova tecnologia, molto spesso sono dovuti ad elementi del tutto casuali, fortuiti, al di là del nostro controllo. 

Il “mercato delle superstar”, ben descritto da Alan Krueger in Rockonomics, ingigantisce l’effetto della fortuna e della sfortuna.
Nel mondo della Musica, esempio evidente di mercato dominato dalle “superstar”, esistono infatti numerosi casi eclatanti di successo o insuccesso a dimostrazione del fatto che il talento, di per sé, non basta.

Nel 1967 un cantante/pianista di nome Reginald Dwight, letto su NME un annuncio per talenti, si presentò ai provini della Liberty Records a Londra. Durante il colloquio disse di saper cantare e comporre musica, ma di essere una frana come paroliere. Il suo esaminante allora rovistò fra le le decine di buste di tanti altri aspiranti autori e gli diede a caso quella di un tale Bernie Taupin. Iniziò da allora una delle collaborazioni cantante-paroliere più durature e riuscite della storia.

Stiamo parlando di Sir Elton John che, grazie a quella collaborazione, avrebbe venduto più di 300 milioni di dischi e vinto 5 Grammy, entrando nella Rock & Roll Hall of Fame: molto talento, ma anche pura casualità.

L’ho presa un po’ alla lontana per arrivare al caso di successo di questi ultimi giorni: il fenomeno “virale” della cosiddetta Musica 8D

Di cosa stiamo parlando? Probabilmente ti sarà capitato di ricevere in questi giorni su WhatsApp un messaggio audio da ascoltare “rigorosamente con le cuffie”, per “sentire per la prima volta una canzone con il tuo cervello e non con le tue orecchie”. 

Detta così, potrebbe sembrare una cagata pazzesca… e in effetti un po’ lo è.

In buona sostanza si tratta di un mixaggio particolare della canzone, una manipolazione che agisce sulla fase del suono per dare un senso di spazialità a chi ascolta, vicino all’idea di “musica a 360°”. 

Parlandone con amici qualche giorno fa, abbiamo definito questa esperienza sonora “un effetto luna park, senza la poesia del luna park”.

Ma ritorniamo all’introduzione.
È già da un paio di anni che su YouTube si trovano brani con l’etichetta 8D. Il canale dedicato (8D Tunes) conta 6,65 milioni di iscritti e un elenco tristemente ricco di brani/video da ascoltare con il cervello. Era necessario però questo periodo di isolamento forzato da Covid-19 per riaccendere il focolaio 8D e rendere il fenomeno esso stesso virale.

Nel caso specifico, lo “spill-over” è stato accelerato dalla fastidiosa escalation di messaggi WhatsApp che ci ha accompagnato fin dai primi giorni di questa maledetta clausura.

In pratica le nostre chat sono diventate gli organismi ospiti che hanno reso possibile il salto di specie dalla giungla di YouTube alle piattaforme più evolute di streaming audio.

E ovviamente l’Italia è stato un focolaio di un certo livello: basta aprire la chart “Viral 50 – Italia” Spotify in questo periodo per notare come 6 delle prime 10 canzoni in classifica siano 8D (“native” o versioni 8D di canzoni già esistenti). Al primo posto già da un po’ di giorni troneggia “Dance Monkey (8D Audio)”; versione “giostra psichedelica” di quel tormentone che a fatica stavamo iniziando a rimuovere dalle orecchie.

Il “paziente zero” di questa brutta infezione delle vie uditive, però, sembrerebbe essere “Hallelujah”, pezzo storico di Leonard Cohen reinterpretato 10 anni dopo da Jeff Buckley; ma in questo caso nella versione a cappella eseguita dai Pentatonix.

Attenzione: sterilizzare le cuffie dopo l’uso!

La differenza tra le due pandemie è che, nel caso della Musica 8D, le cuffie stereo, nel silenzio asettico della nostra detenzione domestica, non servono a presidiare il contagio, ma ne sono proprio la via d’accesso preferenziale.
Per questo motivo, gli immancabili complottisti hanno subito visto in tutta questa scabrosa vicenda lo zampino uncinato di Beats, Bose e Sennheiser, manovrato nell’ombra dal burattinaio Jay-Z per promuovere la sua Tidal.
Coincidenze? Non credo proprio…


Per “viaggiare” musicalmente in sicurezza e in modo più sano, ho raccolto su Spotify e YouTube Music una ventina di piccoli e grandi classici on the road… Let’s Go Trippin’! 

Vai alla “Video playlist”

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