Saponify: la playlist dal romanzo.

Non si giudica un libro dalla copertina…
Bella cazzata: visual, colori, font e layout grafico della copertina incidono non poco nella decisione d’acquisto di un libro.

La copertina di Saponi, il nuovo libro della mia amica Elena Ghiretti, attira sicuramente l’attenzione in libreria, reale o virtuale che sia. Una bella copertina che da sola comunica già tanto dello stile del racconto e dell’autrice. 

La presentazione del libro sulla pagina di Fandango Libri si conclude con questo commento: “un romanzo dall’ironia irresistibile, una scrittura cinica e acuta che vi farà guardare il mondo con maggior sospetto e insieme con minor paura”.

Ci sono tante cose che ho apprezzato di Saponi: la scrittura sicuramente originale, certamente l’ironia, le situazioni lavorative in cui è facile immedesimarsi, soprattutto se, da quarantenni (o ultra-quarantenni), si ha avuto a che fare qualche volta nella vita con giovani marketer, digital start-upper, creativi superstar e sgradevoli talenti millennials.

E ho apprezzato molto alcuni riferimenti musicali incastrati “strategicamente” (è il caso di dirlo) nella storia.  

Su suggerimento di un’altra amica che da sempre apprezza i miei suggerimenti musicali, ho pensato all’idea di una playlist abbinata al libro. Così ho iniziato a leggerlo prendendo appunti e annotando atmosfere, suggestioni e ispirazioni musicali sul mio quadernetto, in perfetto stile generazione X. 
Da uno a tre pezzi per ognuno dei 16 capitoli del libro.

copertina playlist Saponify Elena Ghiretti e ilricky.com

La setlist segue cronologicamente il libro. 
L’inizio è in bilico tra la colonna sonora di anime alla Ghost In The Shell e il math-punk di Cornelius. Si arriva quindi al pezzo del “nuovo cantautore indie romano” che riprende l’inizio del romanzo introducendo il secondo capitolo e uno dei temi principali di tutta la storia.

Nel capitolo 2 si accenna alla passione comune per i Baustelle di Lucia, la protagonista, e del suo compagno Luca.
Segue il primo dei tanti sconvolgimenti nella vita di Lucia, a cui fa da colonna sonora la cover di Patty Smith di When Doves Cry, capolavoro di Prince.

Il capitolo 3 si apre con le atmosfere minimaliste “di perfetta calma giapponese” evocate dall’architettura d’interni dell’Agenzia creativa milanese in cui lavora Lucia. Segue ulteriore momento di isolazionismo e auto-analisi con virata mistica nella scena in cui Lucia entra in contatto con la vicina di casa, nel quinto capitolo del libro. Il momento catartico della meditazione è affidato a Girls dei Death in Vegas, altro brano (insieme a quello degli Air) dalla soundtrack di Lost in Translation, film di Sofia Coppola in cui si racconta, anche lì, di generazioni e differenti culture che fanno fatica a comunicare.

Il capitolo 6 è una digressione sulla zona radical chic di via Eustachi a Milano, e si chiude con il riferimento a Non Son Degno di Te di Gianni Morandi.

Il capitolo 7 è dedicato alla mente di Lucia che cerca di analizzare razionalmente gli “alieni”: ventenni e trentenni che sono intorno a lei, nei bar della città e nel suo appartamento. Scelta musicale, Once in a Lifetime: la crisi di mezza età e degli ideali giovanili vista da David Byrne.

Un pezzo dalla colonna sonora di Moneyball (titolo italiano, “L’Arte di Vincere”) accompagna un altro momento di riunione/planning in Agenzia (cap. 8); mentre Fausto Papetti, un’altra citazione musicale della stessa autrice, è perfetta per i preparativi che precedono l’uscita serale di Lucia con i suoi coinquilini (cap. 9). 
Segue serata milanese di cui non scrivo niente per evitare l’eventuale spoilering.

Man-Size di PJ Harvey è lo sfogo della protagonista che attacca i 4 uomini al lavoro (cap. 11). Dopodiché (cap. 12), ritornata a casa, con in lontananza Blasé (capolavoro di Archie Shepp direttamente dalla Classifica delle 61 Migliori Canzoni di Sempre), si consuma l’ulteriore momento di confronto/scontro donna-uomo sul cui finale cala la cover di Running Up That Hill, splendido brano sui rapporti tra uomo e donna in cui Kate Bush invita a mettersi l’uno nei panni dell’altra.

Il momento di Lucia e Ada in giro per mercati a Milano all’inizio del 13° capitolo e i riferimenti agli anni ’80 evocati dalla protagonista, mi ha suggerito un’altra cover: Time After Time reinterpretata da Miles Davis.

Il capitolo successivo ci tele-trasporta direttamente nelle strade del Fringe Festival di Edimburgo, dove ovviamente si ascolta musica indie scozzese.
Esistono un sacco di band scozzesi che ascolto spesso: Arab Strap, The Jesus and Mary Chain, Primal Scream, Beta Band, Franz Ferdinand, Urusei Yatsura e ovviamente Simple Minds.  In quel contesto, però, penso che Gordon e Lucia avrebbero apprezzato Monsterpussy dei Vaselines.

Il bellissimo brano di Vangelis invece è perfetto, secondo me, per il momento di riflessione/rivelazione sulla spiaggia scozzese nel penultimo capitolo.

Ultimo capitolo. Si ritorna a Milano per il “debutto” e la successiva nuova rinascita di Lucia.
Il relativo pezzo della playlist è ancora scelto direttamente da Lucia: Uomo Donna di Andrea Laszlo De Simone (da uno degli album italiani più belli del 2017); perfetto per contenuto, stile e produzione del suono sperimentale in bilico tra digitale e analogico, nuovo e vecchio, tecnologia e lo-fi.

Scorrono i titoli di coda e i credits finali sulla voce di Michael Fassbender: un altro prestito da una colonna sonora, quella di Frank, esempio cinematografico di perfetta sinergia tra sceneggiatura, immagini e musica di un certo livello.

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